mercoledì 7 settembre 2011

GIRO DELLA “PADANIA” col beneplacito di Paolo Bettini

Forse non tutti sanno che oggi è partita una nuova corsa ciclistica per professionisti: il "Giro della Padania" (?!), aperto ufficialmente nientepopodimeno che da “Trota” (ciò è molto offensivo per le trote; poverine, che male hanno fatto?...). Vi partecipano anche corridori importanti come Ivan Basso, Visconti, ecc. Paolo Bettini ha dato il beneplacito perché servirà a preparare meglio i ciclisti.

Bettini è il Direttore Tecnico della Nazionale di Ciclismo su Strada!!! Una dichiarazione del genere
E' INCOMPATIBILE CON QUESTO RUOLO!!!
Ho visto che è presente in facebook un suo profilo (da wikipedia). Tempestiamolo di RICHIESTE DI DIMISSIONI. Se ne vada, se non capisce l'errore, di gente come lui non ha bisogno né l'Italia, né il ciclismo!!! In ogni caso...
PROTESTIAMO!!!

domenica 4 settembre 2011

Il contadino, il figlio e l'asino (Esopo, ca 620 a.C. - ca 560 a.C.)

Un vecchio faceva il cammino con il figlio giovinetto. Il padre e il figlio avevano un unico piccolo asinello: a turno venivano portati dall'asino ed alleviavano la fatica del percorso.
Mentre il padre veniva portato e il figlio procedeva con i suoi piedi, i passanti li schernivano: "Ecco," dicevano "un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un bel giovinetto".
Il vecchio saltò giù e fece salire al suo posto il figlio, suo malgrado. La folla dei viandanti borbottò: "Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito".
Egli, vinto dalla vergogna, costringe il padre a salire sull'asino. Così sono portati entrambi dall'unico quadrupede: il borbottìo dei passanti e l'indignazione si accresce, perché un unico piccolo animale era montato da due persone.
Allora parimenti padre e figlio scendono e procedono a piedi con l'asinello libero. Allora sì che si sente lo scherno e il riso di tutti: "Due asini, mentre risparmiano uno, non risparmiano se stessi".
Allora il padre disse: "Vedi figlio: nulla è approvato da tutti; ora ritorneremo al nostro vecchio modo di comportarci".


Primo commento (scontato, ma sempre attuale)
I due protagonisti umani decidono ogni volta in base alle critiche, all'opinione degli altri, solo per metterli a tacere ed essere così accettati, non per intima convinzione.
La favola (riproposta nei secoli in infinite versioni) ci insegna ad ascoltare,... ma fare di testa propria;... e poi che molti criticano superficialmente, solo per il gusto di farlo, di sentirsi superiori o addirittura per burla... Aggiungo: come coloro che deridevano i due protagonisti, tanti muovono la bocca ad una velocità troppo elevata rispetto a quella del loro pensiero. Oggi si dice, anzi, che troppi parlano senza nemmeno averlo “innestato”, il proprio cervello. E se gli fai notare che così spesso creano ingiustamente dei problemi (es. le malelingue in questo sono specialisti), hanno anche il coraggio di risponderti che siamo in democrazia, e tutti abbiamo il diritto di parlare... E' vero, siamo in democrazia, ma abbiamo il sacrosanto DOVERE di parlare solo con cognizione di causa, di pensare alle conseguenze delle proprie parole,... o più semplicemente... di pensare prima di parlare. Non solo diritti dunque, ma anche... doveri morali!...
Ma c'è dell'altro...


Sviluppi, divagazioni (meno scontate, ma sempre attuali)
Di questa favola mi ha sempre colpito anche la genialità “logica” dell'autore: riesce a creare una trama in cui non 2, ma addirittura 4 soluzioni (sembrano tutte quelle plausibili) possono risultare in qualche maniera stupide, illogiche... (come vedremo, forse ce ne sarebbe perfino una quinta, la più illogica e controproducente, che l'autore non prende neanche in considerazione).
Non esiste quindi una soluzione razionale, ma solo quella “di buon senso” che fa da “morale della favola”. Pur non essendo scritta in “forma matematica”, questa storia probabilmente supera in complessità alcuni paradossi e antinomie famosi e “storici” per l'evoluzione del pensiero logico e matematico, come il “Paradosso del barbiere”:
“In un villaggio vi è un solo barbiere, un uomo ben sbarbato, che rade esclusivamente tutti gli uomini del villaggio che non si radono da soli. Il barbiere rade se stesso?" (Bertrand Russell, nel 1918). Per la precisione, si tratterebbe di un'antinomia (proposizione che risulta auto-contraddittoria sia nel caso che sia vera, sia nel caso che sia falsa) più che di un paradosso (conclusione logica e non contraddittoria che si scontra con il nostro modo abituale di vedere le cose) [1]. Alla fin fine, nella vita pratica, il barbiere, che non a caso e con sottile perfidia Russell ci descrive come “abituato ad essere ben rasato” (ma come avrà fatto, secondo logica?), si deciderà a tagliarsi o farsi tagliare la barba... “in barba” a Bertrand Russell.


Ma al di fuori della “logica matematica”, può accadere qualcosa di simile nella nostra vita di tutti i giorni? Purtroppo, credo di proprio di sì. Ci sono situazioni in cui nessuno di noi vorrebbe trovarsi a dover prendere una decisione... eppure bisogna farlo (anche “non decidere” porta comunque a risultati che vanno ben valutati o possono essere evidentemente assurdi). Mi viene in mente un tragico esempio: Strage dell'Heysel, 29 maggio 1985, poco prima dell'inizio della finale di Coppa dei Campioni di calcio tra Juventus e Liverpool, appunto allo stadio Heysel di Bruxelles; morirono 39 persone, di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600!
La domanda che ci si pone ogni volta in questi casi è: si doveva giocare la partita, o no? Sì, perché questo ha probabilmente evitato conseguenze ancora peggiori... No, per rispetto della vita umana, dei morti e dei feriti... Le fazioni si divideranno sempre in due, qualunque sia la decisione; chi la prenderà avrà sempre e comunque una grossa parte dell'opinione pubblica avversa. Eppure bisogna agire: il contadino e il figlio non potevano starsene fermi all'infinito, a morir di fame, non sapendo che pesci pigliare (questa era la quinta possibilità logica, scartata da Esopo).
Sempre partendo dalla favola, proviamo a fare un'ipotesi ragionevole: sarebbe accaduto tutto questo, se il contadino e il figlio avessero avuto a disposizione un asino a testa? Certamente no! Se il Ministero degli Interni, le forze di Polizia del Belgio, avessero agito con saggezza, prudenza, professionalità, “preparandosi al peggio”, piuttosto che sottovalutare la situazione, ci sarebbero stati tutti quei lutti? Potremmo derivarne che quando arriviamo a dover prendere decisioni... tutte sgradevoli e “assurde” (come accade oggi in Italia, con le manovre finanziarie fatte di “sudore e sangue”) è perché abbiamo fatto in modo di cacciarci in questa situazione, agendo prima con imprevidenza e poca saggezza...
Ad un giapponese molto saggio chiesero a bruciapelo “Cos'è la saggezza?”; sul tavolo c'era un bel posacenere di cristallo, lui lo prese e lo spostò quasi sull'orlo: “II posacenere non va messo qui!”, lo riprese e lo rimise al centro aggiungendo “Ma qui!”. Non credo di avere ascoltato definizione più concisa e precisa della saggezza: sapere come vanno le cose (i posacenere cadono, è già successo...), valutare sempre le conseguenze dei propri pensieri ed azioni, nel presente e nel futuro (che è il presente del domani: il posacenere probabilmente domani cadrà se continueremo a lasciarlo sull'orlo del tavolo).
Da qualche tempo, nel nostro Paese si sta diffondendo, anche troppo io credo, un modo di pensare che mi sembra sciocco e superficiale, ed ha a che fare anche con la superstizione (nel 2011!): c'è chi addirittura sostiene che “prevedere il peggio”, significa “pensare negativo” e, nel linguaggio colorito dei giovani, addirittura... “chiamare sfiga”... Ma se all'Heysel, a Fukushima... si fosse previsto il peggio... Sotto la parvenza di un “pensiero positivo” (mi riferisco a certi sostenitori di filosofie “New Age”, non a Jovanotti), si cela... la solita nostra imprevidenza italiana, e una buona dose di superficialità e stupidità. L'ottimismo non ha niente a che fare con l'imprudenza e l'imprevidenza... Il nostro Presidente del Consiglio, per esempio, ha sostenuto per anni l'”ottimismo,” e negato insistentemente che l'Italia avesse seri problemi, e potesse rischiare guai maggiori. Oggi ci risvegliamo da questo “sonno della ragione” sapendo di dover affrontare manovre finanziarie fatte, come già detto, di “sudore e sangue”... Secondo me c'è bisogno di far tornare in vita un po' di Scientificismo e di Illuminismo (qualunque sia il vostro credo, qui ne abbiamo bisogno come il pane...), di far cadere Berlusconi (con quelli che gli danno corda per goderne, di riflesso, il potere) e fare ripartire questo Paese “Fermo da 10 anni” (parola di Marcegaglia). Dalla favola... all'attualità.
Ma oggi ho già messo troppa “carne al fuoco”: superstizione, pensiero positivo, Illuminismo, politica... Di tutto questo avremo tempo e modo di parlare ancora, per chi vorrà. Troppe cose, oggi, da una semplice favola!...


[1] Da Wikipedia, alla voce “Paradosso di Russell”.


Giovanni Vigato (Gico) - Padova, 04/09/2011


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1) SANITA': RIASSUNTO DELL'ATTUALE SITUAZIONE

Da un po' di tempo, i mass media non segnalano nuovi gravi casi di “Malasanità” (a meno che non mi sia perso qualcosa strada facendo). Ottima occasione, quindi, per contravvenire alla consolidata abitudine italiana di creare un putiferio appena “dopo” un fatto eclatante per poi, passata l'emozione del momento, lasciare tutto come prima... Parlerò proprio di “Malasanità” e rilancerò una vecchia proposta, secondo me ingiustamente caduta nel nulla.
Su questo argomento è stato detto di tutto e di più: un riassunto introduttivo (per quanto non possa essere brevissimo) mi sembra necessario. Mi soffermerò solo su alcuni punti meno “battuti”, o su considerazioni a cui tengo particolarmente.
- I ministri di ogni governo, quando sono interrogati sui casi di “Malasanità”, si difendono sostenendo che proprio l'eccezionalità di quegli episodi isolati, pur nella loro gravità, stanno a confermare che, nel complesso, il sistema sanitario funziona.
- Non mancano poi di sottolineare che, bene o male, da lungo tempo noi abbiamo la fortuna di usufruire di una “Sanità Pubblica” basata sulla mutualità, per tutti (su questo non abbiamo mai dovuto invidiare gli Statunitensi, per esempio).
- Effettivamente il sistema presenta anche punte di grandissima eccellenza, assieme a “baratri” di inefficienza.
- Queste cadute di professionalità si manifestano soprattutto dove più forte è il legame tra malaffare, clientelismo politico, spesso la criminalità organizzata (vedi l'acquisizione non sempre trasparente degli appalti), e le pubbliche istituzioni in genere. Per non parlare dei “favori” di alcuni ospedali pubblici verso la “Sanità Privata”, con liste di attesa troppo lunghe, e talvolta il “consiglio” di rivolgersi ai privati (con vari esempi di normale “corruzione” e “interesse privato”), e dei tanti classici casi di “peculato”: niente di nuovo!...
- Il potere delle “baronie” e il “nepotismo” (troppi “figli di” per trattarsi di soli “figli d'arte”, arrivati interamente con le proprie gambe) accomunano nord e sud; il vizio è antico e non “regionale”. Ciò contrasta con la “meritocrazia” (parola poco di moda in Italia) e quindi influisce enormemente sul livello di professionalità di tutti gli operatori.
- I “Pronto soccorso” sono quasi ovunque normalmente intasati, inefficienti, e ad essi è collegata un'alta percentuale degli episodi di “Malasanità” italiana (sull'origine di questo problema parlerò più avanti, come punto di partenza da cui si svilupperanno le proposte che lancerò).
- Sugli sprechi non mancano libri-denuncia, reportage televisivi: ospedali costosissimi cominciati e mai terminati, fondi europei mai utilizzati, bilanci di Regioni e piccole ASL “fuori controllo” (la Regione Sicilia spende per stipendi un quinto della spesa complessiva nazionale delle regioni italiane per i propri dipendenti, con Palermo e Catania in testa alla classifica di sprechi e “Malasanità”), acquisti e consulenze (inutili) a peso d'oro... Volendo informarsi, le fonti abbondano...
- Naturalmente vanno messe in conto anche tutte le truffe ai danni della Sanità Pubblica, con o senza la complicità di funzionari (pazienti deceduti ancora “in carico”, è una delle più frequenti). Ciò è dovuto in parte anche alla imperfetta “informatizzazione” e all'annoso problema della carenza di controlli. Anche nei casi in cui si pervenga a condanne (molto tardive, di solito), quasi mai si riesce a recuperare tutto il “maltolto”, a danno del contribuente.
- Anche nel caso di bilanci “virtuosi”, si lamenta un po' ovunque la diminuzione di prestazioni e di personale (facile limitare le spese così, è una cosa da bambini). Non mi stancherò mai di sottolineare l'importanza degli INFERMIERI (oggi chiamati “operatori socio sanitari”, secondo l'abitudine di cambiare nomi, ad ogni riforma, lasciando le cose intatte); sono il “braccio operativo”, coloro che, di fatto, attuano le cure prescritte dai medici.
- Contemporaneamente alla diminuzione di prestazioni, la spesa per il cittadino è aumentata praticamente con ogni governo, fra “Ticket”, “Codice Bianco”, ecc. Quest'ultimo, a prima vista appare come una misura necessaria per diminuire l'affollamento nei “Pronto Soccorso” e la spesa sanitaria; come si vedrà, in questa situazione in cui spesso non possiamo fare affidamento al “medico di base”, si rivela in molti casi una nuova tassa.
- Nonostante evidenti progressi rispetto al passato, al confronto di altre nazioni industrializzate (e talvolta perfino di alcune “emergenti”) lamentiamo un ritardo nell'informatizzazione, con cui potremmo meglio sveltire le pratiche burocratiche o supportare le cure mediche. Il “tesserino magnetico” ne è uno splendido esempio: avrebbe dovuto fornire dati anagrafici, anamnesi del paziente, ecc.; invece attualmente serve quasi solo per... acquistare sigarette al distributore automatico! E' un'altra “incompiuta”, l'ennesimo spreco, fonte anche di disagi ogni qualvolta il cittadino crede di potersene servire e riceve un rifiuto: per molte cose occorre ancora il tesserino “cartaceo”!
- Normali casi di “scarsa attenzione”, “ordinaria maleducazione” e sopruso verso il cittadino, l'utente (es. agli sportelli) e il paziente, sono sempre presenti, più o meno come ogni volta che si ha che fare col nostro apparato statale.
Solo su quest'ultimo punto vorrei fare alcune considerazioni personali, allargando il discorso. Mi viene da pensare che, sostanzialmente, noi italiani siamo rimasti ancora parecchio “monarchici”, se non addirittura “borbonici”, nel rapporto fra cittadino, “caste” varie (fenomeno che ha a che fare anche col “corporativismo”, contrapposto allo spirito nazionale) e istituzioni (la sovranità appartiene al popolo...”). Negli ospedali, negli ambulatori, la distanza fra “baroni” e “utenti-pazienti” rimane spesso troppo grande, anche se qualcosa sta cambiando: trovo che i medici oggi siano mediamente più attenti; a volte sospetto che temano qualche... denuncia, sanno comunque di non godere più della stessa “impunità” garantita nel passato; perfino tra infermieri (che talvolta risentono dello stress, come dicevo sono pochi e devono fare tutto) e pazienti, i rapporti possono essere considerati in una certa misura di questo tipo (si tende a “fare casta” ad ogni livello). In conclusione, direi che la nostra democrazia “molto imperfetta” ha sostituito il “Re” con lo “Stato”: a tutti gli effetti, il cittadino è di fatto considerato, ancora oggi, “suddito”, anziché soggetto protagonista e beneficiario. Il principio che “Lo Stato siamo noi” è certamente poco praticato, con tutte le conseguenze negative che ne derivano...
Il cittadino, il paziente,... così “spersonalizzati” e ridotti a “numero” (tali siamo per la burocrazia, per le richieste “usuraie” di Equitalia...) perde ogni diritto e quasi non viene riconosciuto come “essere umano”! E' un'esagerazione? Non credo, se si pensa ad esempio che da sempre le cure mediche hanno considerato il paziente solo come “portatore di patologie”, anziché appunto “essere umano”. Non c'è da meravigliarsi quindi che siamo tra gli ultimi posti come attuazione della “terapia del dolore” (e qui il proibizionismo verso le droghe c'entra come i cavoli a merenda, vedi l'uso della “cannabis”, accettato in varie parti del mondo come efficace antidolorifico, ma non qui).
A volte questa mentalità da “scissione schizofrenica” (da un lato la scienza, dall'altra l'umanità che di questa scienza dovrebbe beneficiare) rischia perfino di compromettere le stesse cure mediche. Faccio due piccoli esempi riguardanti mia madre, quindi parlo per conoscenza diretta. Dopo un'operazione, mi resi conto che i letti del reparto ospedaliero non potevano essere dotati di “spondine” (com'era per lei prescritto dai medici dell'Istituto di Riposo da cui proveniva). “Non siamo una casa di ricovero! E poi, che 'c'azzecca' con l'operazione al cuore?”, mi dicevano. “Beh, se cade fuori, si frattura (e a quell'età è un danno che porta ad un declino inesorabile fino alla morte...), a che sarebbe servito operarla al cuore?” rispondevo io; nella notte passata ad accudirla, mi resi conto di quanto saggia fosse stata la prescrizione delle “spondine” nella casa di riposo. Un'altra volta, per disguidi sull'orario di visita, con noncuranza la tennero per ore ferma su un lettino, al freddo invernale di un corridoio non riscaldato (non le avevano nemmeno dato il tempo di coprirsi): e pensare che le avevano diagnosticato una “broncopolmonite”!!! Per fortuna, era una tipica “donna di una volta”: fisicamente “d'acciaio”, nonostante tutto...
Oggi anche la scienza (a volte lenta, per metodo, a stabilire l'effettiva verità delle cose, e non appartenendo il “buon senso” ad alcuna categoria scientifica) riconosce l'importanza, anche per le cure e la salute, dell'aspetto umano, dell'affetto, dell'atteggiamento positivo, del sorriso: la “Pet-therapy”, la “Clown terapia” ne sono validi esempi. In certi ospedali tedeschi, contravvenendo ai nostri stereotipi rispetto a quel popolo, ho notato una maggiore attenzione all'aspetto umano, ho visto stanze nelle quali il paziente si sente più a suo agio, quasi come “a casa propria”. Lì fu curata, e salvata dalla morte per un grave tumore, una mia amica alla quale, in Italia, i medici non avevano prestato cure poiché le avevano dato “poche settimane di vita” (presunzione scientifica, più che scienza...). Ancora eravamo lontani dal moderno “accanimento terapeutico”...
Altro esempio di scarsa considerazione verso il cittadino sono le leggi, i regolamenti,... probabilmente frutto di incompetenza (eppure i consulenti non mancano, e per questi lo Stato spende tantissimo ogni anno), approssimazione, superficialità, che anziché risolvere all'atto pratico le problematiche per le quali sono state varate, non fanno niente di tutto questo o addirittura peggiorano le cose... Per non parlare dell'ambiguità con cui normalmente sono scritte...
Mi è sembrato necessario fare questo “sunto” della sanità italiana (e sicuramente avrò tralasciato qualcosa). Sono in gran parte cose ampiamente risapute e discusse, eppure... cambia poco o nulla. Forse anche nel modo di discutere procediamo per “eccessi”: passiamo dai “massimi sistemi” (lasciando solo parole, parole...) al “nulla.” Credo che dovremmo ricorrere più spesso ad una buona “via di mezzo”: petizioni, proposte che siano “utili, fattibili, realizzabili” e contribuiscano realmente a migliorare la nostra vita in questo Paese. E' un metodo che voglio far mio, iniziando da 3 proposte, le cui ragioni saranno spiegate dal prossimo articolo: “SANITA': LE RAGIONI DI 3 PROPOSTE”, che verrà seguito dall'”APPELLO PER 3 NUOVE NORME SULLA SANITA'”.


Giovanni Vigato (Gico) - Padova, 16/08/2011
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2) SANITA': LE RAGIONI DI 3 PROPOSTE


Voglio introdurre il senso di queste proposte partendo da... ricordi d'infanzia, confrontati con la realtà attuale.
Nella mia famiglia siamo in quattro figli maschi (io ora ho quasi 53 anni, sono il più piccolo, mentre il più anziano ne ha 60). Quand'ero bambino esisteva, ricordo, il cosiddetto “medico di famiglia”. Non erano stati inventati i cellulari, eppure era sempre rintracciabile, se necessario; quanti di noi, oggi, possiedono il numero di cellulare del proprio “medico di base”? Magari al telefono di casa rispondeva la moglie, o il figlio... Comunque il “medico di famiglia” arrivava, o almeno ti telefonava: se lo riteneva importante, accorreva a qualunque ora, anche alle 4 di notte; con le occhiaie, brontolando... ma arrivava! E non avete idea di quante volte, fra morbilli, varicelle, incidenti vari tipici dell'irruenza e incoscienza giovanile, ha dovuto venire a casa nostra... Quella era veramente una vita di sacrificio.
Oggi invece i “medici di base” visitano poche ore al giorno (la mia dottoressa giunge in tarda mattinata, e il mercoledì chiude, come i negozi di alimentari...). E poi, spesso... non visitano nemmeno. Un tempo i medici formulavano sempre una diagnosi, e in genere ci imbroccavano. Oggi... prescrivono esami del sangue e delle urine! Si spera di sopravvivere fino al responso delle analisi... Negli altri casi ordiniamo le ricette per via telefonica (nell'orario di visita, s'intende...), dopo esserci fatti la diagnosi da soli (sarà per questo che le trasmissioni di divulgazione scientifica e di medicina sono così seguite: dobbiamo pur imparare qualcosa, e diventare bravi medici di se stessi!).
E come la mettiamo per tutto il resto della giornata, fuori dall'orario di visita? La notte, poi, è il momento in cui certe patologie si fanno sentire in modo più subdolo e violento... Non mi si dica che esiste la “Guardia Medica”: avessi dato ascolto a quella, potrei essere già morto da un bel pezzo! Quando chiami, un messaggio ti avvisa che la tua telefonata sarà registrata... Ma dovremmo essere noi a trovare il modo di registrare sempre queste conversazioni (e non solo con la Guardia Medica). Avrei potuto diventare un caso di “Malasanità”... rimasto sconosciuto, e chissà quanti ce ne sono stati veramente... In certi momenti, comunque, una conversazione telefonica non potrà mai sostituire il valore di un'accurata visita medica.
Che facciamo allora se riteniamo importante vederci chiaro, riguardo ai nostri sintomi, o abbiamo bisogno di un primo soccorso? Un genitore, di fronte al bambino che sta molto male, si farebbe scoraggiare dal “Codice Bianco”? No di certo. In questi casi... ricorriamo sempre al Pronto Soccorso!
Ho così spiegato in maniera semiseria perché, secondo me, oggi i Pronto Soccorso sono spesso intasati e si rischia, a meno di non entrare d'urgenza con un infarto, di passarci... un'intera giornata prima di venire visitati. Il Pronto Soccorso è diventato l'imbuto dove immancabilmente arriva tutto ciò che è sfuggito al carente sistema dei “medici di base”. Ed è ovvio che lì si verifichi una gran parte degli episodi più gravi di “Malasanità” (o perlomeno, molti di questi sono in stretta relazione col Pronto Soccorso). Tutto ciò comincia quindi dalle disfunzioni del sistema della “Medicina di base”. Prima di lanciare una proposta a questo riguardo, ne faccio altre due, piccole ma per me significative, in relazione col Pronto Soccorso. La prima:
1) IN ACCETTAZIONE DEL PRONTO SOCCORSO SIA SEMPRE GARANTITA LA PRESENZA DI MEDICI, CHE DECIDANO SUL “CODICE D'INGRESSO”, EVENTUALMENTE DOPO UNA PRIMA VISITA DI CONTROLLO. AGLI INFERMIERI DI TURNO SARANNO ATTRIBUITE FUNZIONI DI TIPO BUROCRATICO AMMINISTRATIVO.
La situazione attuale è veramente assurda: la responsabilità di decidere il “codice d'ingresso”, vagliare con cura i sintomi (ribadisco, magari con una prima visita), dev'essere presa da un medico, non da un infermiere che potrebbe soltanto limitarsi a “prendere atto” del tuo racconto. Sappiamo anche bene come non sia facile distinguere i sintomi, nemmeno per chi li subisce: molti non sanno ad esempio che quelli di un'angina e perfino di un infarto assomigliano molto ad una grande congestione, o ad un fortissimo reflusso gastrico (o più precisamente gastroesofageo)! Rispetto un tempo, in cui contava l'orario d'ingresso (pazzesco, come se si fosse alle Poste!) e magari l'eventuale buon senso dei medici, i “codici” sono stati un passo avanti, certamente (ed era ora). Oggi, sempre più, c'è bisogno di regole precise a cui tutti si debbano attenere, ma se queste non sono dettate dall'esperienza e dal buon senso... Ricordo il triste caso di un uomo morto nei pressi del Pronto Soccorso, perché nessun medico era uscito a visitarlo, in rispetto al divieto di uscita durante l'orario di lavoro (almeno questo era emerso dalle prime indagini ma poi, si sa, tutto cade nel vuoto, dopo un po'). Per inciso: credo che anche la persona più rispettosa delle leggi e delle regole debba, in caso di una vita umana in pericolo e di estrema necessità, avere il coraggio, l'umanità e il buon senso di mandare a quel paese leggi e regolamenti, quando sono troppo idioti!!! Un'assurdità che ho potuto spesso verificare riguarda i bambini e gli anziani: a mio avviso,
2) IN PRONTO SOCCORSO, A PARITA' DI “CODICE D'INGRESSO”, BIMBI ED ANZIANI (IN QUEST'ORDINE) ABBIANO LA PRECEDENZA!
Oggi ciò non è previsto dal regolamento, ma bimbi ed anziani sono più fragili, per loro natura, e dovrebbe essere naturale che siano tenuti in particolare considerazione. Mia madre, in età molto avanzata, fu visitata praticamente dopo 24 ore, (!) per una cosa che tra l'altro era tutt'altro che un “codice bianco”, come invece aveva stabilito l'“intelligentone” di turno all'accettazione... Rimase tutto questo tempo senza magiare e bere, anche perché le persone di quella generazione non sono abituate a fare degli “snack” fuori orario, fuori casa, e non è facile convincerli. Vi pare normale?
Ma ora passiamo alla proposta riguardante i medici di base. Qualcosa di simile ipotizzò l'onorevole Livia Turco, oggi del PD, durante una trasmissione televisiva in seguito all'ennesimo caso di “Malasanità”; tutto cadde poi nel vuoto, assieme al Governo Prodi di cui era allora Ministro della Sanità:
3) SI FORMINO DEI CONSORZI DEI MEDICI DI BASE IN MODO CHE, CON UNA PRESENZA TERRITORIALE PIU' CAPILLARE POSSIBILE, POSSA ESSERE GARANTITA IN ALCUNI PRESIDI SANITARI L'ASSISTENZA MEDICA 24 ORE SU 24 PER TUTTO L'ANNO, LIMITANDO COSI' AL MINIMO L'ACCESSO AI PRONTO SOCCORSO.
Sarebbe irrealistico ritornare alla “dedizione” dei medici di famiglia della mia infanzia, mentre questa mi sembra un'idea fattibile: se i “medici di base” si unissero in gruppi sufficientemente grandi, potremmo essere visitati 24 ore su 24, per tutto l'anno. Ciò non comporterebbe per loro eccessivi disagi, libererebbe i Pronto Soccorso italiani da troppe incombenze, e non graverebbe sulla spesa sanitaria. Come esistono i turni delle farmacie per assicurare l'acquisto di medicinali 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno, perché qualcosa di simile non dovrebbe avvenire per i “medici di base”? Ho fiducia poi che molti giovani medici aderirebbero con entusiasmo a questa iniziativa.
Chiedo quindi la vostra adesione. Aiutatemi a pubblicizzarla, con l'obiettivo di arrivare, tramite una discussione collettiva, alla formulazione e la raccolta di firme per una PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE. Seguirà il sintetico APPELLO PER 3 NUOVE NORME SULLA SANITA'. Grazie.

Giovanni Vigato (Gico) - Padova, 16/08/2011

domenica 28 agosto 2011

NON PRENDETEVELA SOLO COI CALCIATORI

NON PRENDETEVELA SOLO COI CALCIATORI
LE COLPE SONO ANCHE DEI POLITICI I E DEI PRESIDENTI DELLE SOCIETA' (CHE FANNO FINTA DI NIENTE)
L'articolo qui sotto cercherà di dimostrarvi tutto questo.


NON SI GIOCA - TUTTI COLPEVOLI, TUTTI SCONFITTI
CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA': UN GARBUGLIO ALL'ITALIANA

Cari amici di “Via dal luogo comune”, grazie per aver sollevato la questione dello sciopero dei calciatori e del pagamento del “Contributo di solidarietà” che li riguarda (fra l'altro, non è nemmeno sicuro che entrerà definitivamente a far parte della “manovra correttiva” di Tremonti). Mi meravigliavo: sembrava non interessasse a nessuno... E quasi quasi l'avrei preferito, perché avrebbe significato che il Paese sta crescendo, maturando, più interessato ad altre priorità oltre il calcio...
Premetto sùbito che non sono assolutamente un difensore-simpatizzante della categoria dei calciatori e che, in quanto cantante di piano-bar, musicista-insegnante, avrei tutti i motivi possibili, anche personali, per “sparare a zero” sul mondo del calcio, che anno dopo anno ha “rubato” sempre più spazi e attenzioni non solo alla musica, ma alla cultura in generale, agli altri sport... Ma mi piace ragionare, non “sparare”... Sono un grande lettore della “Gazzetta dello Sport” e di sport in genere: in questi giorni mi sono interessato molto alla vicenda. Da quanto ho letto, ho concluso che:
- I CALCIATORI NON SONO GLI UNICI RESPONSABILI DI QUESTO DISASTRO: Le COLPE vanno EQUAMENTE DISTRIBUITE con i POLITICI che hanno creato confusione sul pagamento del “Contributo di solidarietà” riguardante i calciatori (lasciando troppi margini di equivoco sulla norma, come vedremo fra breve), e con i PRESIDENTI DELLA LEGA DI SERIE A, spesso incompetenti, divisi fra di loro su tutto, a volte per misere beghe personali, e che ben poco hanno fatto per arrivare ad un valido compromesso. Ogni riunione si è rivelata un LITIGIO SU TUTTO, un DIALOGO FRA SORDI. La conseguenza di questa premessa, oltre allo SCIOPERO DEI CALCIATORI e quindi il RINVIO DELL'INIZIO DEL CAMPIONATO DI CALCIO, è il secondo punto:
- A queste due categorie coinvolte nella vicenda (Politici e Presidenti delle società di serie A) FA MOLTO COMODO TROVARE NEI RICCHI CALCIATORI (“viziati” e spesso “odiosi” non solo al mondo estraneo al fanatismo da stadio), un FACILE BERSAGLIO verso cui indirizzare le ire di tifosi delusi e di tutti quelli già ostili prima di oggi. Attenzione: anche i “ricchi ebrei” erano un “bersaglio facile”, ai tempi del Nazismo... Con le dovute proporzioni (qui nessuno finirà nei lager e probabilmente, scioperando, perderà un solo euro), il meccanismo potrebbe rivelarsi simile!!!
Non mi resta allora che riassumere l'intricato caso, da quanto ho appreso in questi giorni dalla Gazzetta (giornale normalmente obiettivo, equidistante e pacato nei giudizi quando si tratta di questioni così importanti) e da altre fonti, perché il “nostro” lettore possa farsi la sua opinione con la maggior cognizione di causa possibile. Non sarà impresa facile, e nemmeno brevissima... Cominciamo, allora.
- La situazione è intricata (più di quanto si possa pensare) fin dal primo momento, a causa delle differenze fra i contratti dei giocatori (vedi sotto) e della mancata chiarezza del legislatore (non a caso c'è di mezzo Calderoli, quello della legge elettorale da lui stesso definita “porcata”), che non si è addentrato in questa casistica per dare risposte più precise e dettagliate, in attesa delle relazioni esplicative del decreto (quando arriveranno?).
- Calciatori e società attualmente possono scegliere di stipulare contratti “al netto” (le tasse vengono pagate dalle società, extra-contratto) o “al lordo” (i giocatori pagano le tasse prelevandole dallo stipendio). C'è discordanza nell'informazione perfino sull'incidenza percentuale dei due tipi di contratto e sulla loro formulazione.
- Qualcuno sostiene che le società che hanno stipulato contratti “al netto” debbano accollarsi totalmente questo contributo (perfino fra i presidenti delle società, vedi De Laurentiis, che evidentemente ha stipulato solo contratti “al lordo”...). Questa era stata anche l'opinione immediatamente espressa dai giocatori, per bocca del presidente dell'AIC, Damiano Tommasi: in effetti non dissero sùbito “Non vogliamo pagare”, bensì “Non dobbiamo pagare, se le società hanno stipulato contratti al netto”; reazione troppo tempestiva e precipitosa (come vedremo, la questione è più complessa), quanto quella di Calderoli: “Calciatori viziati: paghino la tassa o gliela raddoppio”, che sa quasi di... premeditazione nell'additare sùbito un nemico da abbattere!
- Altri, vedi Galliani (che evidentemente ha stipulato contratti “al netto”) ritengono invece che questo ”contributo straordinario”, non essendo paragonabile all'Irpef che già pagano per i contratti “al netto”, ma un “in più”, “una tantum”, lo debbano tirar fuori i calciatori. Inoltre, se i giocatori non pagano nulla più di prima, “si distorce la volontà del legislatore che, come nel caso del contributo di solidarietà, vuole far pagare di più a chi guadagna di più” (aggiungiamo noi: era ora!). (Gazzetta dello Sport, del 18 agosto 2011, pag. 18, dall'intervista a Marco Di Siena, tributarista). Lo stesso esperto specifica però che Galliani “ha ragione ma il contributo di solidarietà è comunque un tributo. Bisogna aspettare le relazioni esplicative del decreto sulla manovra per sgombrare il campo dai dubbi”. “Dulcis in fundo”, l'avvocato Claudio Pasqualin, presidente di Avvocaticalcio: “I pochi contratti [pochi? altri dicono tanti!] che prevedono la corresponsione del compenso al netto indicano anche la relativa somma lorda oltre la quale il datore di lavoro, cioè la società calcistica, non è tenuta ad andare. Quindi [in ogni caso] il contributo dovrà inevitabilmente essere a carico dei calciatori”.
Se anche tributaristi e avvocati non sono d'accordo o non ci vedono chiaro... vuol dire che qualcosa non va fin dal primo momento. Senza la dovuta chiarezza, queste diventano faccende da cause, avvocati, ricorsi al Tar, ecc., come accade ogni volta che ci siano di mezzo dei bei quattrini... Si potrebbe trattare di circa 55 milioni l'anno per le società, quasi 400 mila euro per tre anni, per Ibrahimovic!
- Per inciso: è interessante notare che la scelta sul tipo di contratto è sempre stata basata sulla previsione del “trend” delle tasse, con l'obiettivo di pagare il meno possibile, in qualche caso anche con danno per l'Erario (pur se nella legalità). Un esempio “illuminante”: nel dicembre '97 (pagamento “lordo”), l'aliquota passò dal 51% al 45,5%. Quasi tutte le società rifecero i contratti “lordi”, diminuiti della differenza fra le due aliquote (4,5%): spesero meno di prima (compreso ovviamente il Milan di Berlusconi, guarda che caso...), i giocatori mantennero intatto il loro “netto”, lo Stato incamerò di meno (in questi anni le uniche tasse diminuite sono state quelle per redditi “alti”, a beneficio fra gli altri del Presidente del Consiglio, impoverendo le casse dell'Erario, a danno di tutti i contribuenti meno ricchi).
- A questo punto, a scanso di equivoci, il presidente della Lega Calcio di Serie A, Maurizio Beretta, ha proposto all'AIC di firmare garanzie scritte che obbligassero i giocatori, in ogni caso, al pagamento del contratto di solidarietà, e che vietassero in futuro qualunque forma di contratto “al netto” (fidarsi è bene, non fidarsi è meglio,... rincariamo la dose). Possiamo solo fare delle ipotesi, ma è molto probabile che si sarebbe raggiunto l'accordo, se non che... Beretta ha voluto alzare l'asticella: pretendeva che tutto ciò entrasse nel Contratto Collettivo dei calciatori (fra AIC e Lega Calcio di serie A) (oltretutto, si sarebbe trattato di una mossa forse inutile, perché probabilmente la norma non sarebbe stata legalmente retroattiva). Ma questo accordo risulta attualmente impossibile a breve termine, perché le parti sono ancora troppo distanti su vari punti controversi, in particolare sull'articolo 4 e l'articolo 7, e vi sono posizioni contrapposte anche fra presidenti. I giocatori saranno anche “viziati e strapagati”, ma rimangono esseri umani; i “sindacalisti” non vogliono che si possano ripetere “legalmente” fenomeni paragonabili al “mobbing”, com'è accaduto all'ex portiere della Nazionale, Marchetti.
- “Firmare tutto in un colpo solo, prendere o lasciare” è stata la posizione di Beretta. A questo punto Damiano Tommasi ha proposto un Contratto Ponte: "Firmiamo un contratto valido fino al 30 giugno 2012, sulle basi dell'accordo raggiunto con Campana. Così il campionato comincia e subito cominciamo a discutere per un nuovo accordo". "Ho l'impressione - ha aggiunto Tommasi - che diversamente non basteranno 15 giorni ma ci vorranno mesi". Probabilmente si sarebbero potute firmare a parte le norme riguardanti il Contributo di solidarietà. La risposta di Beretta è rimasta la stessa: “Prendere o lasciare”. Al punto di farsi dare da più parti dell'ottuso, dell'incapace e dell'incompetente; di far dire a Massimo Cellino (presidente del Cagliari): "L'Assocalciatori sta dimostrando più responsabilità e molta più maturità di quanta se ne sia vista nell'assemblea di Lega di Serie A", mentre Maurizio Zamparini (presidente del Palermo) se la prende con entrambe i contendenti.
- Inoltre, questa vicenda diventa per alcuni presidenti arrabbiati e “scassa-tutto” (vedi De Laurentiis, criticissimo su molte altre cose), un modo per regolare antichi conti rimasti in sospeso e affrontare altre questioni che, se fossero portate al tappeto tutte oggi, renderebbero impossibile lo svolgimento dell'intero campionato (cosa che sta realmente succedendo negli USA per la serrata dei giocatori e lo stop del campionato NBA).
- In tutto questo, riesce, alla fine, a farci bella figura perfino Calderoli: “Presidenti capricciosi. Più dei giocatori”, e “Se il problema è il contributo di solidarietà lo risolviamo noi per legge” (aggiungiamo noi: è proprio per questo che siete al governo e in parlamento!).
Il mio giudizio? Mi viene da ritirare fuori il vecchio adagio di Giulio Andreotti: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Pregiudizio? Non direi, visto che in passato è stato lui a svelare (per una strano autocompiacimento del “male”, credo) di avere fatto una legge “porcata” (al solo scopo di rendere la vita difficile al successivo governo, a scapito della governabilità del Paese). Credo che molto probabilmente, con la stessa sottile perfidia, ne stia facendo un'altra;... che, in questa vicenda, è più che valido il proverbio popolare “Il pesce puzza dalla testa”: l'origine di tutta questa confusione è il garbuglio che Calderoli ha creato!
Questi governanti sono stati finora abilissimi a crearsi alibi, veri o presunti (l'11 settembre, la guerra, la crisi internazionale...), agitare lo spettro di nemici e pericoli ovunque (i comunisti, la sinistra, i magistrati, gli stranieri...). Può servire sempre un nuovo nemico (“maledetti odiosi calciatori”), anzi, forse due (ci sono pure i “presidenti capricciosi”...); in un momento di grande difficoltà per la coalizione di governo, come questo, su una questione che agli Italiani sta sempre molto a cuore (il campionato di calcio), e che terrà banco per un bel po'... anche questo può tornare utile!!!
Certo, si sarebbe potuto giocare lo stesso... Ma ormai la frittata era fatta! A me interessa far capire che a questa frittata hanno contribuito tutti, alla pari coi calciatori, Allora ribadisco: non pecchiamo di ingenuità...

NON PRENDIAMOCELA SOLO COI CALCIATORI
LE COLPE SONO ANCHE DI CALDEROLI E DEI PRESIDENTI DELLE SOCIETA' (CHE FANNO FINTA DI NIENTE)

Giovanni Vigato (Gico) - Padova, 27/08/2011

giovedì 25 agosto 2011

APPELLO PER 3 NUOVE NORME SULLA SANITA'


Proponiamo che:
1) IN ACCETTAZIONE DEL PRONTO SOCCORSO SIA SEMPRE GARANTITA LA PRESENZA DI MEDICI, CHE DECIDANO SUL “CODICE D'INGRESSO”, EVENTUALMENTE DOPO UNA PRIMA VISITA DI CONTROLLO. AGLI INFERMIERI DI TURNO SARANNO ATTRIBUITE FUNZIONI DI TIPO BUROCRATICO AMMINISTRATIVO.
La situazione attuale è assurda: la responsabilità di decidere il “codice d'ingresso”, vagliare con cura i sintomi (eventualmente, ribadiamo, con una prima visita), dev'essere presa da un medico e non, come succede oggi, da un infermiere! Con tutto rispetto per gli infermieri, queste sono cose da medici!

2) IN PRONTO SOCCORSO, A PARITA' DI “CODICE D'INGRESSO”, BIMBI ED ANZIANI (IN QUEST'ORDINE) ABBIANO LA PRECEDENZA!
Oggi ciò non è previsto dal regolamento, ma bimbi ed anziani sono più fragili, per loro natura, e dovrebbe essere naturale che siano tenuti in particolare considerazione.

3) SI FORMINO DEI CONSORZI DEI MEDICI DI BASE IN MODO CHE, CON UNA PRESENZA TERRITORIALE PIU' CAPILLARE POSSIBILE, POSSA ESSERE GARANTITA IN ALCUNI PRESIDI SANITARI L'ASSISTENZA MEDICA 24 ORE SU 24 PER TUTTO L'ANNO, LIMITANDO COSI' AL MINIMO L'ACCESSO AI PRONTO SOCCORSO.
Se i “medici di base” si unissero in gruppi sufficientemente grandi, potremmo essere visitati 24 ore su 24, per tutto l'anno. Ciò non comporterebbe per loro eccessivi disagi, libererebbe i Pronto Soccorso italiani da troppe incombenze, e non graverebbe sulla spesa sanitaria. Come esistono i turni delle farmacie per assicurare l'acquisto di medicinali 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno, perché qualcosa di simile non dovrebbe avvenire per i “medici di base”?

Chiediamo quindi a tutti di aderire a questa iniziativa e pubblicizzarla, con l'obiettivo di arrivare, tramite una discussione collettiva, alla formulazione e la raccolta di firme per una PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE.

Grazie.

Giovanni Vigato (Gico) - Padova, 16/08/2011

sabato 20 agosto 2011

Manca l'alternativa? O l'alternanza?


 C'è bisogno di far rinascere il Paese, ma intanto dobbiamo far fronte all'ennesima emergenza. Siamo come una famiglia che ha rimandato di giorno in giorno un acquisto necessario, e all'ultimo momento si trova a pagarlo il doppio... Così, impauriti dalla minaccia di speculazioni di mercato già in atto, con raro senso di responsabilità pochi giorni fa è stata approvata in fretta e in furia la prima parte della manovra; "nuda e cruda", senza discussione, senza opposizione... Ma non basta: già si è dovuta proporre la seconda parte, per il 2012. Questa volta critiche, discussioni e proteste sono già iniziate, anche perché si tratta di vera "macelleria sociale", e c'è un limite a tutto! Addirittura c'è chi sostiene che anche questo va a favore della permanenza del Cavaliere e di Tremonti: in questa situazione (di cui sono sicuramente responsabili) chi se la sentirebbe di mandarli a casa, come risponderebbero i mercati?...
  Nel frattempo si continua a sentire la solita solfa: "Non c'è alternativa...”, “La sinistra non c'è...” e così di seguito... Certo, non abbiamo dei geni neanche da quella parte, ma non mi sembra che in altri paesi “industrializzati” gli elettori si facciano tutti questi problemi... La destra ha fallito? Protestiamo, e poi... si vota a sinistra! La sinistra ha fallito? Protestiamo, e poi... si vota la destra (e intanto in Spagna Zapatero si dimette e lascia che il suo Paese torni a votare)! Qui invece Calderoli ha inventato l'attuale legge elettorale, da lui stesso definita una “porcata” (accompagnandosi con quel sorrisetto da compagno di classe rompicoglioni), solo per rendere la vita difficile ai successivi vincitori [1]. In Germania, nel recente passato sono riusciti a realizzare un governo di ampie convergenze, per il bene del Paese. Qui invece, da ambo le parti passa sempre il concetto che “se governano gli altri è la fine”, e che “bisogna fare di tutto perché questo non avvenga” (danneggiando comunque l'intera Italia). NOI siamo il bene del Paese, non lo possiamo lasciare ai quei “banditi” degli altri!... Soprattutto, non molliamo la poltrona (e dobbiamo maturare una certa permanenza in parlamento per potere riscuotere la pensione a vita, non si possono mica far cadere i governi prima di quella scadenza!...). E poi: quanto presuntuosi, arroganti (e sostanzialmente antidemocratici) sono coloro che identificano il bene del Paese con le loro opinioni, che non sono disposti a “subire” democraticamente il responso delle urne e lasciare governare gli altri, per il bene del Paese, come avviene normalmente negli altri Paesi europei. Lì la chiamano alternanza: è una parola troppo difficile per noi?

    (1) A proposito di Calderoli: caro ministro della semplificazione, perché non semplifichi le cose e ti togli dai... Maroni? La battuta è fin troppo semplice, lo so, ma è difficile resistere alle tentazioni... Aggiungo seriamente: in quale altro paese europeo, dopo la “legge porcata”, questo “politico” (?) avrebbe potuto rimanere stabilmente al suo posto???